La  comunione  dei  beni

Comunione ordinaria: i partecipanti (anche un solo partecipante) alla comunione di beni possono richiedere lo scioglimento e la divisione: tale divisione può essere convenzionale, cioè voluta e concordata dalle parti, ovvero giudiziale.
Da tale volontà deriva la necessità di procedere allo scioglimento della comunione e alla divisione.
La comunione, in sostanza, si scioglie solo per volontà dei partecipanti.
Comunione ereditaria è una comunione per quote: in merito alla possibilità dello scioglimento della comunione, le regole sono le medesime della comunione ordinaria e ogni coerede può chiedere, quindi, lo scioglimento e la divisione. Tra l'altro la comunione ereditaria non è voluta dalle parti (coeredi) ma o dal testatore o dalla legge.
E' soggetta, però, a specifiche disposizioni normative: articoli dl codice civile da 713 a 768
Comunione dei coniugi: in costanza di matrimonio il regime patrimoniale previsto dalla legge è quello di comunione. Naturalmente al momento del matrimonio  i coniugi possono scegliere il regime di separazione con espressa dichiarazione all'ufficiale di stato civile celebrante ovvero successivamente per volontà di entrambi coniugi è possibile mutare il regime stipulando un atto pubblico (atto notarile) e procedendo alla divisione dei beni.
Il regime di comunione si scioglie, inoltre, per espressa previsione di legge: articolo 191 del codice civile

 

 

La comunione tra coniugi

La comunione tra coniugi.

La separazione personale dei coniugi scioglie la comunione dei beni. La scioglimento si verifica con l'omologazione della separazione consensuale o con il passaggio in giudicato della sentenza di separazione giudiziale (non prima).

La cassazione ha modificato la precedente giurisprudenza stabilendo che il passaggio in giudicato della sentenza di separazione è una condizione dell'azione di divisione e non un presupposto processuale di tale azione. Il coniuge che intende procedere a divisione dei beni può iniziare il giudizio prima del passaggio in giudicato della sentenza di separazione, ma il provvedimento di divisione non potrà essere emesso prima del passaggio in giudicato della sentenza di separazione. (Cassazione n. 4757/2010). In ogni caso, è consigliabile iniziare il giudizio dopo il passaggio in giudicato della sentenza di separazione (la giurisprudenza della S.C. può sempre mutare).

Se nel giudizio di separazione giudiziale viene pronunciata sentenza non definitiva di separazione e la causa continua per l'addebito della separazione o per la determinazione delle modalità (affidamento figli, assegno di mantenimento ecc.), la separazione dei beni si verifica al passaggio n giudicato della sentenza non definitiva.

 

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