La comunione tra coniugi

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Il codice civile prevede due regimi patrimoniali e lascia la scelta ai coniugi: la comunione dei beni o la separazione dei beni.
Tale scelta può essere fatto al momento del matrimonio con l'annotazione del regime scelto ( in realtà se non si effettua alcuna scelta i coniugi entrano in comunione dei beni). Comunque, è sempre possibile mutare il regime con un atto pubblico avanti al notaio.
La comunione dei beni sta a significare che  tutti i beni acquistati dopo le nozze sono di proprietà comune (art. 177 c.c.).  Rimarranno invece di proprietà esclusiva di ciascun coniuge tutti quei beni indicati dall'art. 179 codice civile (art. 179 c.c.).
Con la separazione dei beni ciascuno dei coniugi ha la proprietà esclusiva dei beni acquistati sia prima che dopo il matrimonio.
In caso di vendita di immobili o altri atti di amministrazione straordinaria, è necessario il consenso di entrambi gli sposi (art. 184 c.c.). In caso di disaccordo, sarà il giudice a decidere se l'atto voluto da uno solo dei coniugi è necessario all'interesse della famiglia o dell'azienda familiare.
In conclusione, il codice civile prevede quelli che sono i beni che cadono nella comunione (art. 177 c.c. e seguenti), l'amministrazione dei beni, le obbligazioni contratte da entrambi e/o da uno dei coniugi, lo scioglimento (art. 191c.c.), la separazione dei beni (art. 215 c.c.)
Lo scioglimento della comunione dei beni si verifica nei casi indicati dall'art. 191 codice civile. La separazione personale dei coniugi scioglie la comunione dei beni. La scioglimento si verifica con l'omologazione della separazione consensuale o con il passaggio in giudicato della sentenza di separazione giudiziale (non prima).
Avvenuto lo scioglimento della comunione può essere richiesta la divisione (art. 194 c.c.) che si effettua in parti uguali sia per l'attivo che per il passivo. Possono richiedersi i frutti dei beni utilizzati solo da un coniuge, le restituzioni e rimborsi (art. 192 c.c.). Gli effetti in relazione agli interessi decorrono dal momento della domanda giudiziale di divisione
Una particolare questione che interessa la comunione dei beni è quella della aggredibilità dei beni oggetto della comunione da parte dei creditori di uno solo dei coniugi.
Nel caso di comunione ordinaria i creditori possono aggredire ovvero pignorare i beni in comunione solo relativamente alla quota del coniuge debitore (si pensi al pignoramento di una casa).
Nel caso di comunione tra coniugi il creditore del singolo coniuge la questione si complica, in particolare a causa delle diverse interpretazioni che danno alle disposizioni in materia i vari tribunali.
Il principio di fondo che regola l'esecuzione in tale caso è che la comunione può essere sciolta solo nei cassi indicati dalla legge (art. 191 c.c.).
Le soluzioni sono diverse:
in alcuni casi (la maggioranza) si consente il pignoramento dell'intero immobile ovvero della sola quota disponendo poi il giudizio di divisione,
in altri del solo intero pena la dichiarazione di improcedibilità del pignoramento per inesistenza del bene (alcune decisioni del Tribunale di Roma).
Comunione e fallimento.  Con il fallimento di uno dei coniugi la comunione dei beni si scioglie.  I beni del fallito vengono venduti secondo la quota di proprietà ovvero si procede, come nel caso delle comunioni ordinarie, al giudizio di divisione con vendita dell'intero immobile e distribuzione del ricavato secondo quote.
 
Art. 177.  Oggetto della comunione.
Costituiscono oggetto della comunione:
a) gli acquisti compiuti dai due coniugi insieme o separatamente durante il matrimonio, ad esclusione di quelli relativi ai beni personali;
b) i frutti dei beni propri di ciascuno dei coniugi, percepiti e non consumati allo scioglimento della comunione;
c) i proventi dell'attività separata di ciascuno dei coniugi se, allo scioglimento della comunione, non siano stati consumati;
d) le aziende gestite da entrambi i coniugi e costituite dopo il matrimonio.
Qualora si tratti di aziende appartenenti ad uno dei coniugi anteriormente al matrimonio ma gestite da entrambi, la comunione concerne solo gli utili e gli incrementi.
 
Art. 179. Beni personali.
Non costituiscono oggetto della comunione e sono beni personali del coniuge:
a) i beni di cui, prima del matrimonio, il coniuge era proprietario o rispetto ai quali era titolare di un diritto reale di godimento;
b) i beni acquisiti successivamente al matrimonio per effetto di donazione o successione, quando nell'atto di liberalità o nel testamento non è specificato che essi sono attribuiti alla comunione;
c) i beni di uso strettamente personale di ciascun coniuge ed i loro accessori;
d) i beni che servono all'esercizio della professione del coniuge, tranne quelli destinati alla conduzione di una azienda facente parte della comunione;
e) i beni ottenuti a titolo di risarcimento del danno nonché la pensione attinente alla perdita parziale o totale della capacità lavorativa;
f) i beni acquisiti con il prezzo del trasferimento dei beni personali sopraelencati o col loro scambio, purché ciò sia espressamente dichiarato all'atto dell'acquisto.
L'acquisto di beni immobili, o di beni mobili elencati nell'articolo 2683, effettuato dopo il matrimonio, è escluso dalla comunione, ai sensi delle lettere c), d) ed f) del precedente comma, quando tale esclusione risulti dall'atto di acquisto se di esso sia stato parte anche l'altro coniuge
  
Art. 184 Atti compiuti senza il necessario consenso
Gli atti compiuti da un coniuge senza il necessario consenso dell'altro coniuge e da questo non convalidati sono annullabili se riguardano beni immobili o beni mobili elencati nell'art. 2683.
L'azione può essere proposta dal coniuge il cui consenso era necessario entro un anno (2964) dalla data in cui ha avuto conoscenza dell'atto e in ogni caso entro un anno dalla data di trascrizione. Se l'atto non sia stato trascritto e quando il coniuge non ne abbia avuto conoscenza prima dello scioglimento della comunione l'azione non può essere proposta oltre l'anno dallo scioglimento stesso.
Se gli atti riguardano beni mobili diversi da quelli indicati nel primo comma, il coniuge che li ha compiuti senza il consenso dell'altro è obbligato su istanza di quest'ultimo a ricostruire la comunione nello stato in cui era prima del compimento dell'atto o, qualora ciò non sia possibile, al pagamento dell'equivalente secondo i valori correnti all'epoca della ricostituzione della comunione.
 
Art. 191.  Scioglimento della comunione.
La comunione si scioglie per la dichiarazione di assenza o di morte presunta di uno dei coniugi, per l'annullamento, per lo scioglimento o per la cessazione degli effetti civili del matrimonio, per la separazione personale, per la separazione giudiziale dei beni, per mutamento convenzionale del regime patrimoniale, per il fallimento di uno dei coniugi.
Nel caso di azienda di cui alla lettera d) dell'articolo 177, lo scioglimento della comunione può essere deciso, per accordo dei coniugi, osservata la forma prevista dall'articolo 162.
Art. 192.  Rimborsi e restituzioni.
Ciascuno dei coniugi è tenuto a rimborsare alla comunione le somme prelevate dal patrimonio   comune per fini diversi dall'adempimento delle obbligazioni previste dall'articolo 186.
È tenuto altresì a rimborsare il valore dei beni di cui all'articolo 189, a meno che, trattandosi di atto di straordinaria amministrazione da lui compiuto, dimostri che l'atto stesso sia stato vantaggioso per la comunione o abbia soddisfatto una necessità della famiglia.
Ciascuno dei coniugi può richiedere la restituzione delle somme prelevate dal patrimonio personale ed impiegate in spese ed investimenti del patrimonio comune.
I rimborsi e le restituzioni si effettuano al momento dello scioglimento della comunione; tuttavia il giudice può autorizzarli in un momento anteriore se l'interesse della famiglia lo esige o lo consente.
Il coniuge che risulta creditore può chiedere di prelevare beni comuni sino a concorrenza del proprio credito. In caso di dissenso si applica il quarto comma. I prelievi si effettuano sul denaro, quindi sui mobili e infine sugli immobili.
 
Art. 193.  Separazione giudiziale dei beni.
La separazione giudiziale dei beni può essere pronunziata in caso di interdizione o di inabilitazione di uno dei coniugi o di cattiva amministrazione della comunione.
Può altresì essere pronunziata quando il disordine degli affari di uno dei coniugi o la condotta da questi tenuta nell'amministrazione dei beni mette in pericolo gli interessi dell'altro o della comunione o della famiglia, oppure quando uno dei coniugi non contribuisce ai bisogni di questa in misura proporzionale alle proprie sostanze e capacità di lavoro.
La separazione può essere chiesta da uno dei coniugi o dal suo legale rappresentante.
La sentenza che pronunzia la separazione retroagisce al giorno in cui è stata proposta la domanda ed ha l'effetto di instaurare il regime di separazione dei beni regolato nella sezione V del presente capo, salvi i diritti dei terzi.
La sentenza è annotata a margine dell'atto di matrimonio e sull'originale delle convenzioni matrimoniali.
 
Art. 194.  Divisione dei beni della comunione.
La divisione dei beni della comunione legale si effettua ripartendo in parti uguali l'attivo e il passivo.
Il giudice, in relazione alle necessità della prole e all'affidamento di essa, può costituire a favore di uno dei coniugi l'usufrutto su una parte dei beni spettanti all'altro coniuge.
 
Art. 215. Separazione dei beni.
I coniugi possono convenire che ciascuno di essi conservi la titolarità esclusiva dei beni acquistati durante il matrimonio.