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Scioglimento della comunione e divisione

Sentenze

Comunione: divisione e assegnazione del bene ad uno dei condividenti. Cassazione sentenza n. 15396/2014: "Giova sottolineare che la giurisprudenza non è sempre univoca nello stabilire la natura dell'interesse dei condividenti che può determinare individuazione dell'assegnatario del bene indiviso. Secondo alcune decisioni, nella divisione, devono essere preferibilmente seguiti dal giudice i criteri di attribuzione fissati dall'art 720 c.c. salvo deroga solo per gravi motivi che riguardano l'interesse comune dei condividenti. "In tema di divisione di cose comuni, per il caso in cui in presenza di un immobile indivisibile o non comodamente divisibile vi sia una pluralità di richieste di assegnazione, i criteri di attribuzione fissati dall'art. 720 c.c. in base ai quali l'immobile medesimo deve essere compreso per intero (con l'addebito dell'eccedenza nella porzione del condividente avente la quota maggiore, ovvero nella porzione di più condividenti ove questi ne chiedano congiuntamente l'attribuzione), devono essere preferibilmente seguiti, nel senso che il giudice se ne può discostare solo per motivi gravi ed attinenti all'interesse comune dei condividenti (Cass. Sez. 2, n. 7588 del 11/07/1995).
 Secondo l'altro contrario, ma prevalente indirizzo (che sembra senz'altro condivisibile), il giudice ha il potere discrezionale di derogare dal criterio, indicato nell'art. 720 c.c., della preferenziale assegnazione al condividente titolare della quota maggiore, purché assolva all'obbligo di fornire adeguata e logica motivazione della diversa valutazione di opportunità adottata, che si risolve in un tipico accertamento di fatto, sottratto come tale al sindacato di legittimità ove adeguatamente motivato (Cass. n.11641 del 13.05.2010; Cass. n. 22857 del 28/10/2009; Cass. n. 21319 del 15/10/2010; Cass. n. 24053 del 25/09/2008: in tal caso la Corte ha confermato la sentenza del giudice di secondo grado con riguardo all'attribuzione dell'immobile non divisibile assumendo come criterio discriminante quello dell'interesse personale prevalente dell'assegnatario, privo di un'unità immobiliare da destinare a casa familiare, rispetto al titolare della quota maggiore che disponeva di altra abitazione)
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Natura della divisione, cassazione sentenza n. 406/2014: "

Qui occorre chiarire che in tema di divisione ereditaria, a norma dell'art. 718 cod. civ., ciascun coerede ha diritto alla parte in natura dei beni mobili e immobili dell'eredità, salve le disposizioni degli articoli successivi. In particolare, il principio è derogato fra l'altro dall'art. 720 cod. civ., che disciplina l'ipotesi in cui l'eredità comprenda beni immobili non comodamente divisibili, o il cui frazionamento recherebbe pregiudizio alle ragioni della pubblica economia o dell'igiene e la divisione dell'intero non possa effettuarsi senza il loro frazionamento : in tale ipotesi detti immobili devono preferibilmente essere compresi per intero, con addebito dell'eccedenza, nelle porzioni di uno dei coeredi aventi diritto alla quota maggiore, o anche alle porzioni di più coeredi ove questi ne richiedano congiuntamente l'attribuzione.
La deroga alla previsione dell'art. 718 cod. civ. - la cui applicazione è rimessa alla valutazione discrezionale del giudice, che, peraltro, deve adeguatamente motivarla - è riferibile esclusivamente alla ipotesi in cui singole unità immobiliari siano considerate indivisibili, non potendo trovare applicazione alle ipotesi in cui vi sia una pluralità di beni immobili, laddove è possibile procedere a un progetto che consenta l’assegnazione in natura a ciascun condividente di porzioni dei beni ereditari (Cass. 7700/1994; 25332/2011).
Orbene, la sentenza impugnata ha fatto erronea applicazione di tali principi e di quanto statuito anche dalla S.C. la quale, con la decisione n. 21294/2004, richiamata dai Giudici di appello, pur facendo riferimento alla titolarità della maggior quota, aveva confermato la sentenza impugnata che aveva attribuito a ciascuno dei condividenti (o gruppo di condividenti) uno dei due immobili caduti in successione, proprio in attuazione del principio di cui all'art. 718 cod. civ.: infatti, la titolarità della quota maggioritaria sui due immobili non apparteneva al medesimo condividente (come nel caso de quo) ma a condividenti diversi nel senso che il comunista, titolare della quasi totalità delle quote di comproprietà su un fabbricato, aveva quote minime sul terreno di cui invece gli altri condividenti avevano la maggioranza.