Avvocato Fabio Scatamacchia, Via XX Settembre n. 98/G, 00187 Roma - 064819909

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LA COMUNIONE IN GENERALE
La comunione, come detto, si scioglie con la divisione (art. 1111 c.c.).
In sostanza, è sufficiente che uno qualsiasi dei comproprietari voglia sciogliere la comunione perchè si proceda alla divisione senza che gli altri partecipanti alla comunione possano impedirlo.
Tutti i partecipanti (è necessaria, quindi, la totalità dei comproprietari) alla comunione possono stipulare un patto per  mantenerla e impedirne la divisione, ma per un termine non superiore ai 10 anni. Nell'ipotesi in cui sia stato stipulato un termine per un periodo superiore non sarà ritenuto inefficace, ma il termine maggioree si riduce a quello di legge di dieci anni.
Nel caso di divisione, prima di tutto è prevista la divisione in natura (art. 1114 c.c.), ma solo se la cosa può essere comodamente divisa in parti secondo le quote dei partecipanti.
In caso contrario, ad esempio nell'ipotesi di immobili non  divisibili, si applicano l'Art. 720 e 721 del codice civile  (divisione in materia ereditaria) con la possibile vendita del bene immobile e ripartizione del ricavato tra i compartecipi. L'art. 1116 fa espresso richiamo alle norme sulla divisione ereditaria (artt. 713 e ss.).
Art. 1116.  Applicabilità delle norme sulla divisione ereditaria. Alla divisione delle cose comuni si applicano le norme sulla divisione dell'eredità, in quanto non siano in contrasto con quelle sopra stabilite.
Art. 720.  Immobili non divisibili. Se nell'eredità vi sono immobili non comodamente divisibili, o il cui frazionamento recherebbe pregiudizio alle ragioni della pubblica economia o dell'igiene, e la divisione dell'intera sostanza non può effettuarsi senza il loro frazionamento, essi devono preferibilmente essere compresi per intero, con addebito dell'eccedenza, nella porzione di uno dei coeredi aventi diritto alla quota maggiore, o anche nelle porzioni di più coeredi, se questi ne richiedono congiuntamente l'attribuzione. Se nessuno dei coeredi è a ciò disposto, si fa luogo alla vendita all'incanto.
Art. 721. Vendita degli immobili.  I patti e le condizioni della vendita degli immobili, qualora non siano concordati dai condividenti, sono stabiliti dall'autorità giudiziaria.

In caso di mancato accordo è prevista la mediazione obbligatoria anche con l'assistenza di un avvocato.

DIVISIONE E ASSEGNAZIONE DEL BENE

Comunione: divisione e assegnazione del bene ad uno dei condividenti. Cassaczione sentenza n. 15396/2014: "Giova sottolineare che la giurisprudenza non è sempre univoca nello stabilire la natura dell'interesse dei condividenti che può determinare individuazione dell'assegnatario del bene indiviso. Secondo alcune decisioni, nella divisione, devono essere preferibilmente seguiti dal giudice i criteri di attribuzione fissati dall'art 720 c.c. salvo deroga solo per gravi motivi che riguardano l'interesse comune dei condividenti. "In tema di divisione di cose comuni, per il caso in cui in presenza di un immobile indivisibile o non comodamente divisibile vi sia una pluralità di richieste di assegnazione, i criteri di attribuzione fissati dall'art. 720 c.c. in base ai quali l'immobile medesimo deve essere compreso per intero (con l'addebito dell'eccedenza nella porzione del condividente avente la quota maggiore, ovvero nella porzione di più condividenti ove questi ne chiedano congiuntamente l'attribuzione), devono essere preferibilmente seguiti, nel senso che il giudice se ne può discostare solo per motivi gravi ed attinenti all'interesse comune dei condividenti (Cass. Sez. 2, n. 7588 del 11/07/1995).
Secondo l'altro contrario, ma prevalente indirizzo (che sembra senz'altro condivisibile), il giudice ha il potere discrezionale di derogare dal criterio, indicato nell'art. 720 c.c., della preferenziale assegnazione al condividente titolare della quota maggiore, purché assolva all'obbligo di fornire adeguata e logica motivazione della diversa valutazione di opportunità adottata, che si risolve in un tipico accertamento di fatto, sottratto come tale al sindacato di legittimità ove adeguatamente motivato (Cass. n.11641 del 13.05.2010; Cass. n. 22857 del 28/10/2009; Cass. n. 21319 del 15/10/2010; Cass. n. 24053 del 25/09/2008: in tal caso la Corte ha confermato la sentenza del giudice di secondo grado con riguardo all'attribuzione dell'immobile non divisibile assumendo come criterio discriminante quello dell'interesse personale prevalente dell'assegnatario, privo di un'unità immobiliare da destinare a casa familiare, rispetto al titolare della quota maggiore che disponeva di altra abitazione)
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  • Pignoramento di immobile in comunione
    Pignoramento di immobile in comunione tra coniugi, cassazione Cassazione 6575/2013: «6.6. Deve pertanto concludersi affermando il seguente principio di diritto, ai sensi dell'art.363 cpc, comma 3, (alla cui stregua la ricorrente avrebbe dovuto fin dall'inizio vedersi rigettata la sua opposizione), con l'ovvia specificazione che per vendita od assegnazione si intende il momento in cui a seguito di esse si ha, a seconda delle peculiarità delle singole espropriazioni, il trasferimento concreto della proprietà del bene staggito: la natura di comunione senza quote della comunione legale dei coniugi comporta che l'espropriazione, per crediti personali di uno solo dei coniugi, di un bene (o di più beni) in comunione, abbia ad oggetto il bene nella sua interezza e non per la metà, con scioglimento della comunione legale limitatamente al bene staggito all'atto della sua vendita od assegnazione e diritto del coniuge non debitore alla metà della somma lorda ricavata dalla vendita del bene stesso o del valore di questo, in caso di assegnazione»