Avvocato Fabio Scatamacchia Comunione ereditaria

08-04-14                fscata@comunionebeni-divisione.it

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I beni in eredità.  La comunione dei beni è sempre e solo una e vi entrano tutti i beni del de cuius, esclusi naturalmente quelle di cui ha già disposto in vita (salvo azione di riduzione per lesione di legittima). Il giudizio di divisione deve avere come parti (liticonsorti necessari) tutti gli eredi.

LA COMUNIONE EREDITARIA

La comunione ereditaria sorge nel momento della morte di una persona e si apre così la successione.

I beni del defunto, tutti  i beni (mobili, immobili, crediti ecc), entrano nel cosiddetto asse ereditario e vi è, quindi,  una comproprietà  pro quota tra tutti gli eredi. Con la divisione si vuole trasformare  la comproprietà  dei beni ereditati in più proprietà singole.

Le norme che  regolano la comunione ereditaria sono quelle previste dagli articoli da 713 a 768 del codice civile.

Le modalità di divisione  sono previste dall'art. 727 codice civile.

Alla morte del de cuius si apre la successione e sorge, quindi, una situazione di comunione ereditaria. I chiamati all’eredità devono, naturalmente, accettarla.

 

Art. 727.  Norme per la formazione delle porzioni.
Salvo quanto è disposto dagli articoli 720 e 722, le porzioni devono essere formate, previa stima dei beni comprendendo una quantità di mobili, immobili e crediti di eguale natura e qualità, in proporzione dell'entità di ciascuna quota.
Si deve tuttavia evitare, per quanto è possibile, il frazionamento delle biblioteche, gallerie e collezioni che hanno una importanza storica, scientifica o artistica.

L’obiettivo del giudizio di divisione è proprio la trasformazione della proprietà collettiva in proprietà individuale: situazione privilegiata dallo stesso Legislatore.

I coeredi sono proprietari dei beni del defunto secondo quote (indicate dalla legge e/o dal testatore): da tale situazione di con titolarità sono esclusi i legatari, coloro che hanno ricevuto dal de cuius singoli e specifici beni.

Le comunioni ereditarie portano, a volte, a situazioni di conflittualità che se non affrontate  correttamente non recano giovamento ad alcuno degli eredi.

Gli eredi possono vendere e cedere le proprie quote ereditarie, salvo dover comunicare ai coeredi tale volontà di cessione perchè possano esercitare il relativo diritto di prelazione (art. 732 c.c.). Tale cessione non fa venire meno la comunione ereditaria, che si scioglierà solo al momento della divisione dei beni. (Vedi sentenza Cassazione 21491/07).

 

Art. 732 c.c.:  Diritto di prelazione. Il coerede, che vuol alienare a un estraneo la sua quota o parte di essa, deve notificare la proposta di alienazione, indicandone il prezzo, agli altri coeredi, i quali hanno diritto di prelazione. Questo diritto deve essere esercitato nel termine di due mesi dall'ultima delle notificazioni. In mancanza della notificazione, i coeredi hanno diritto di riscattare la quota dall'acquirente e da ogni successivo avente causa, finché dura lo stato di comunione ereditaria.  Se i coeredi che intendono esercitare il diritto di riscatto sono più, la quota è assegnata a tutti in parti uguali.

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Ultimo aggiornamento: 29-09-12